Unire le persone attraverso un patrimonio di tradizioni condivise.
Dal ciclo idrologico alla crisi idrica globale: il ruolo del bosco e delle comunità nella tutela della risorsa più preziosa del pianeta
L'acqua dolce rappresenta appena il 2,5% dell'acqua totale presente sul pianeta. Di questa, circa il 69% è bloccata nei ghiacciai e nelle calotte polari, il 30% è acqua sotterranea spesso non accessibile, e meno dell'1% è disponibile come acqua superficiale nei laghi, fiumi e falde poco profonde. In termini pratici, su ogni 100 litri di acqua esistente sulla Terra, meno di 0,3 litri sono direttamente accessibili all'uso umano.
Secondo i dati dell'ONU e dell'OCSE, entro il 2050 oltre 5 miliardi di persone vivranno in aree soggette a stress idrico almeno un mese all'anno. In Europa, il bacino del Mediterraneo — incluse le Alpi e le Prealpi italiane — è già classificato come una delle zone a più rapida riduzione della disponibilità idrica: le precipitazioni nevose diminuiscono, i ghiacciai alpini perdono massa ogni anno, e le siccità estive si fanno più intense e prolungate.
In Italia, il prelievo idrico totale supera i 30 miliardi di metri cubi annui. Il settore agricolo assorbe circa il 56% dei prelievi, quello civile il 22%, l'industria il 22%. Le perdite nelle reti idriche urbane raggiungono mediamente il 42% — con punte superiori al 60% in alcune province meridionali — il che significa che quasi metà dell'acqua trattata non raggiunge mai l'utente finale.
La copertura forestale è il principale regolatore naturale del ciclo idrologico nei territori montani e prealpini. Un ettaro di bosco maturo è in grado di trattenere fino a 3.000 metri cubi di acqua per anno, riducendo il ruscellamento superficiale, alimentando le falde e regolando la portata dei corsi d'acqua nei periodi di siccità. La deforestazione e il degrado boschivo, al contrario, accelerano il ruscellamento, impoveriscono le falde e aumentano la frequenza e l'intensità degli eventi alluvionali.
Nella Tenuta di Valboscosa, il progetto di rinaturalizzazione con specie autoctone — Ontano nero, Quercia roverella, Castagno — persegue proprio questo obiettivo: ripristinare la funzione spugnosa del suolo forestale e proteggere la falda locale e il ruscello che attraversa i terreni centrali della tenuta.
Ogni prodotto che consumiamo ha una impronta idrica (water footprint): la quantità di acqua necessaria per produrlo lungo tutta la sua filiera. Produrre 1 kg di manzo richiede mediamente 15.000 litri d'acqua; 1 kg di grano circa 1.300 litri; 1 t-shirt di cotone fino a 2.700 litri. Ridurre gli sprechi diretti — in cucina, in bagno, in giardino — contribuisce quindi a una riduzione reale della pressione sulle risorse idriche globali, anche quando viviamo in zone apparentemente ricche d'acqua come le Prealpi biellesi.
Azioni concrete, misurabili, che riducono il consumo idrico domestico senza rinunciare al comfort
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